Condizione sociale della donna nel XVIII secolo


Condizione sociale della donna nel XVIII secolo


 

Il XVIII secolo ereditò la dicotomia aristotelica che assimilava la donna alla materia e l’uomo alla forma o allo spirito e che dunque stabiliva una superiorità del sesso maschile su quello femminile. Questa divisione venne considerata valida anche da Platone, dai filosofi neo-platonici, dai padri fondatori della Chiesa e dalla teologia del Medioevo, fossilizzandosi nella cultura occidentale. Non sorprende dunque che i philosophes del secolo dei lumi, materialisti e sensisti, si siano interessati particolarmente alla donna in quanto essere determinato essenzialmente dal suo corpo e perciò incarnazione della materia sensibile.

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La donna è diversa dall’uomo!


La donna è diversa dall’uomo!


 

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In quanto donna ho sempre lottato per i miei diritti, ho sempre fronteggiato gli ostacoli quotidiani che le donne devono affrontare per sopravvivere, ma soprattutto ho sempre faticato più degli uomini nell’affermazione sociale e lavorativa. Eppure sono nata nel 1980, già avantaggiata dalle lotte delle mie sorelle nei decenni e secoli precedenti. Nonostante il sangue versato, i soprusi, le violenze e le prevaricazioni subite ancora noi donne non siamo veramente paritarie all’uomo e la società è ancora radicalmente maschilista.
“Ma smettila! Avete ormai tutti i diritti come l’uomo! Cosa ti lamenti ancora!” Staranno pensando alcuni di voi (soprattutto uomini).
Certo sto meglio delle mie antenate e di tantissime donne nel mondo che tuttora non godono della libertà che io invece possiedo. Tuttavia sento ancora di vivere in una società maschilista dove la mia essenza di donna viene spesso minata se non schiacciata dal potere maschile. Per non parlare della violenza perpetrata nei confronti delle donne in tutto il mondo.
Fino al XVIII secolo si considerò la differenza fisica la causa primaria della disparità tra uomo e donna. Le idee di Galieno, medico greco del II secolo d.C., per le quali i genitali dell’uomo sarebbero l’evoluzione di quelli della donna, influenzarono la cultura occidentale per molto tempo. L’uomo si distingueva così per la superiorità di quella forza che gli ha permesso di sviluppare l’utero nello scroto. La donna, possedendo gli organi riproduttivi all’interno del corpo, veniva paragonata ad un terreno freddo ed umido in cui l’utero diviene una potenza quasi autonoma ed incontrollabile. Il mito della femmina-utero si associò così all’idea della donna come maschio incompiuto. Questa idea si è talmente insinuata nella cultura e nell’immaginario femminile da condizionare anche oggi le donne. Molte infatti, soprattutto in ambito lavorativo, cercano la riscossa copiando il maschio nei suoi atteggiamenti vincenti, quasi fosse il vero riscatto o inconsciamente il compimento di questa evoluzione mancata della donna. Vedo tante donne primeggiare ed avere successo proprio utilizzando meccanismi prettamente maschili quali la competitività, la lotta, la prevaricazione, lo sfruttamento, l’egoismo e il sopruso, adattandosi così al contesto maschilista esistente per emergere! Ecco l’errore che le donne stanno commettendo! È giusto trasformarsi in una copia di ciò che si vuole combattere? Lottiamo il maschilismo con gli stessi meccanismi di cui siamo state vittime e poi ci lamentiamo che non ci sono più uomini veri! Insomma: cosa vogliamo veramente dagli uomini e dalla relazione con loro? maschi_femmine

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La danza barocca


La danza barocca


 

 

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In molti mi chiedete: Ma cos’è la danza barocca?

Domanda legittima perché purtroppo in Italia non viene minimamente considerata ed apprezzata (come in genere la danza antica); un vero peccato perché si tratta di patrimonio culturale a tutti gli effetti! Sarebbe come se un castello medioevale o un palazzo del Settecento venissero lasciati in rovina perché ormai sorpassati nel gusto estetico o nella tecnica edilizia ed inutili allo sviluppo economico. Purtroppo nel nostro bel paese accade anche questo ed è gravissimo! Per me questi sono segnali di una società che non vuole ricordare il suo passato e non sente le proprie radici. Ma tutti sanno benissimo che una casa senza fondamenta o un albero senza radici non possono resistere nel tempo! Ci sono nazioni più brave di noi nel salvaguardare il proprio patrimonio storico ed artistico e da loro dovremo imparare per valorizzare la ricchezza unica ed inimitabile del nostro paese! Per quanto riguarda la danza un esempio viene certamente dalla vicina Francia e ora vi spiego il perché.

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Storia di una gatta


Storia di una gatta


 

 

Questa è la storia di una gatta dal pelo grigio e dagli occhi verde acqua.

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Mi trovavo in vacanza in Puglia la scorsa estate quando, tramite messaggi, mio fratello Giovanni mi annuncia: “Quando torni a casa ci sarà una novità in famiglia!” wpid-wp-1424506606053.jpegMi invia una foto e subito rispondo: “Un gatto? Bellissimo, ma da dove arriva?” “È una gatta e mi sa che è anche in dolce attesa! Gira da tempo in zona e si ferma spesso nel nostro giardino per trovare ristoro. Nonostante abbia il collare e sempre qui. Io mi sono innamorato dei suoi occhioni e le do sempre da mangiare anche se papà non vuole. Quando torni mi aiuti a darle un nome!” Premetto che mio padre e mia madre non sono mai stati amanti degli animali e che dopo la morte di Bico (il cane di famiglia) lo scorso anno, non erano intenzionati ad avere altri animali per casa avendo altre preoccupazioni familiari e dovendo badare a mia nonna ormai inferma. Ho pensato quindi che questa gatta non sarebbe rimasta a lungo, anche perché avendo un collare apparterrà sicuramente a qualcuno che di ritorno dalle ferie la rivorrà a casa.
Confesso che la curiosità di vedere questa gatta c’era e tornata dalle ferie mi catapultai a casa dei miei, la vidi e me ne innamorai subito! I suoi occhi ipnotici, il suo pelo grigio lucido e morbido con sfumature tigrate e l’eleganza dei suoi movimenti mi hanno catturata! Io sono sempre stata attratta dai cani più che dai gatti, ma la bellezza di questo esemplare felino mi ha incantata.PicsArt_1424103693510

La ragione però prese il sopravvento: “ Giò, sei sicuro non sia di qualche vicino? Magari la stanno cercando?” Il sospetto che fosse stata abbandonata covava in noi, ma prima di darle un nome e tenerla in casa era giusto assicurarsi che non fosse di qualche altra famiglia. Intanto la sua pancia si gonfiava sempre di più e la sua voglia di coccole anche. Così mio fratello la proteggeva ed ospitava in camera sua la notte. Dopo un mese nessuna rivendicazione né una risposta affermativa da parte dei vicini interpellati. Può una gatta incinta andarsene dalla propria casa? Ma soprattutto come si può abbandonare una gatta nelle sue condizioni? Scoprimmo infatti che nel piccolo capanno in giardino avevano trovato riparo da mesi anche dei giovani gatti, probabilmente di una precedente cucciolata della stessa gatta. Quindi capimmo che ormai da molti mesi questa micia non aveva una fissa dimora. Decidemmo a questo punto di adottarla! “Che ne dici di chiamarla Dorothy?” proposi a mio fratello. Non ci furono obiezioni ed ufficialmente questo diventò il suo nome, anche se continuiamo tutti a chiamarla teneramente Micia!

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Una mattina di agosto ecco il lieto evento! Vennero alla luce, sotto gli occhi attenti e le cure premurose di mio fratello, quattro esserini pelosi adorabili!IMG-20150216-WA0019

Io e Giò eravamo eccitatissimi ed innamorati!

IMG-20150216-WA0021I miei genitori un po’ meno, ma con il tempo il loro lato più burbero non poté che essere addolcito dalla loro tenerezza e via via che crescevano dalla vivacità di questi cucciolini! Arrivò in casa una sferzata di vitalità inaspettata! Io non vedevo l’ora che arrivasse domenica per tornare a casa dei miei e gustarmi questi cuccioli che crescevano a vista d’occhio. Restavo ore a guardare Dorothy prendersi cura di loro con quell’amore materno istintivo e protettivo, la coccolavo e le facevo compagnia dandole il cambio ad osservare i cucciolini quando usciva in giardino a sgranchirsi. I micetti, nonostante gli occhi ancora chiusi, lottavano per accaparrarsi il posto migliore ai capezzoli della mamma e poi stremati dall’overdose di latte si abbandonavano a memorabili dormite.

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A volte sembrava avessero comportamenti e movimenti simili a quelli dei nostri neonati!

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Col passare delle settimane i cucciolini aprirono gli occhi e cominciarono a zampettare anche fuori dalla cuccia: era stupendo vederli esplorare il territorio ognuno in modo diverso, da quello più timido ed impacciato, al tigrotto vivace e curioso! Spesso stavano accoppiati nel gioco e nei riposini: i due neri e i due rossi.IMG-20150216-WA0014

Li amavamo tutti, persino mia madre (non amante degli animali) li controllava in continuazione chiamandoli “bimbi”! Però tutti non potevamo tenerli, da zero a cinque gatti in un colpo solo era un po’ troppo! Così cominciammo a trovare una sistemazione idonea per loro. Amici e parenti premevano perché almeno uno lo prendessi io a Milano e l’idea di averli con me ad accogliermi a casa rientrando dal lavoro cominciava ad essere forte. Li guardavo giocare a coppie di fratelli e mi chiedevo se fosse veramente giusto dividerli e tenerli nel piccolo appartamento milanese, da soli per molte ore al giorno e con una padrona sempre occupata ed in giro anche il weekend. “Prendilo un gatto. Anche due! Si fanno compagnia e poi sono autonomi. Così ti sentirai meno sola a casa dopo il lavoro!” IMG-20150216-WA0020 IMG-20150216-WA0010So che il consiglio era buono e che è vero che i gatti sono meno impegnativi di una cane, ma sarà che sono cresciuta in collina e nel verde, sarà che sono una ragazza di provincia e non di città, ma vedere degli animali nel loro habitat naturale, vederli correre nel prato o salire sugli alberi, cacciare lucertole e topi mi da un senso di serenità e mi sembra una condizione più giusta per loro. Alla fine mi convinsi: “Ok! Se nessuno li prende almeno uno lo terrò! Lascio fare al destino.” E il destino scelse nel modo migliore, magari non per me o per la mia famiglia, ma per i gattini sicuramente: i due scuri vennero adottati da mia cugina e il suo compagno e i due tigrati da un’amica con una bimba che li adora e li considera dei fratellini! Hanno il loro spazio e sono stati accolti da persone valide, responsabili, che li adorano e si possono prendere cura di loro molto meglio di me con gli orari di lavoro sballati che ho! Soprattutto non sono soli e stando con un fratellino hanno sentito meno il distacco dalla mamma. È stato difficile vederli andare via e non nascondo che alla loro partenza abbiamo sentito un vuoto enorme in casa.IMG-20150216-WA0008
Per fortuna con i miei è rimasta Dorothy: la principessa di casa! Dopo la sterilizzazione non è più stata coccolosa come prima e ha mostrato il suo bel caratterino! Si fa accarezzare solo quando vuole lei, mangia solo certi cibi ed è molto autonoma, ma quando è tranquilla si lascia andare alle coccole più sfrenate e riesce ancora a farsi voler bene.IMG-20150216-WA0005

Anzi, devo proprio ricredermi sui gatti: è vero che non hanno con gli umani il rapporto di fedeltà indiscussa dei cani, ma sono enigmatici e magici e riescono a stupirti quando meno te lo aspetti! Per esempio quando mio fratello è rimasto a letto una settimana con l’influenza e la febbre alta Dorothy è rimasta al suo capezzale notte e giorno, rannicchiata in fondo al letto come a vegliare su di lui fino alla guarigione per ripagarlo delle attenzioni avute da lui durante la sua gravidanza. Ma la magia più grande che questa micia è riuscita a fare è l’incantesimo sui miei genitori: i toni dolci e le carezze che riceve da loro non le ho mai viste, nemmeno nei confronti di noi figli! Riesce a far affiorare la dolcezza nascosta sotto la loro dura corazza come nessuno è riuscito fino ad ora!
Una storia a lieto fine direi! Anzi… to be continued!

Cri

 

 

 

Marie de Camargo


 

Marie-Anne de Cupis de Camargo


 

La Camargo par Vigée Le Brun

La Camargo par Vigée Le Brun

Il 15 aprile 1710 nasce a Bruxelles Marie-Anne de Cupis de Camargo. Il padre, Ferdinand-Joseph de Cupis de Camargo, affermava che la sua era “une des plus nobles famille de Rome” , la quale aveva dato alla Chiesa romana un arcivescovo di Frany, un vescovo di Ostia ed un cardinale dal titolo di Saint-Jean ante Portam Latinam. Trasferitasi in Fiandra, la famiglia Cupis si unì ad un’altra nobile famiglia, i de Camargo, dicendente dei Derville e Vaughen Derlaclein, “une des sept familles qui fondèrent la ville de Bruxelles et dont les descendants confondent en eux et la noblesse et la bourgeoisie” . Ma tali origini, vere o false che siano state, assicurarono a questa famiglia solo l’onore del nome. Infatti il nonno di Marie-Anne si mise a servizio dell’Imperatore d’Austria e quando venne ucciso lasciò il giovane Ferdinand in fasce e con scarsi beni. La madre decise allora di impartirgli l’insegnamento della musica e della danza in modo che potesse un giorno guadagnarsi da vivere come maître à danser. Ferdinand si sposò molto giovane e per mantenere la famiglia impartiva lezioni di danza, ma frequentava anche i cabarets, dove era maggiormente esposto ai rischi dei debiti per gioco. Fu solo quando trovò lavoro come maestro di danza presso la principessa de Ligne che Ferdinand ristabilì le sorti della sua famiglia. Continua a leggere

Marie Sallé


Marie Sallé


 

Portrait présumé de Mademoiselle Sallé par Loius-Michel Van Loo, 1737 (Tours,musée des Beaux-Arts)

Portrait présumé de Mademoiselle Sallé par Loius-Michel Van Loo, 1737 (Tours,musée des Beaux-Arts)

Marie Sallé nasce nel 1707, ma la data non è né precisa né sicura. Nelle Mémoires pour servir à l’histoire des théâtres de la Foire , pubblicate nel 1743, si legge che Marie Sallé avrebbe avuto quattro anni nel 1718 e da ciò si desume che sarebbe nata nel 1714. Ma gli stessi autori, i fratelli Parfait, indicano nella loro Histoire de l’Académie royale de musique , che la Sallé avrebbe avuto dieci o undici anni nel 1721, cosa che farebbe risalire la sua nascita al 1710 o al 1711. Queste due indicazioni sono contraddette dall’atto di decesso della ballerina del 27 luglio 1756, in cui si dice che la defunta era “âgée de quarante-neuf ans environ” . Sarebbe dunque nata tre anni prima della Camargo, nel 1707. Il giorno rimane imprecisato ed anche il luogo, ma è molto probabile che Marie sia nata in qualche località della provincia, nel corso di una tournée della compagnia familiare. Le sue origini sono infatti legate al teatro di strada o meglio a quello che veniva chiamato il théâtre de la Foire, il teatro di Fiera. Suo padre era un saltatore, inizialmente direttore di una compagnia di provincia, successivamente unitosi alla compagnia teatrale del cognato, Francisque Moylin o Molin, anch’egli saltatore ed apprezzato arlecchino. Marie Sallé iniziò giovanissima ad esibirsi muovendo i primi passi sui palcoscenici delle Fiere. La prima apparizione parigina risale al 1718 in occasione della Foire Saint-Laurent e il 10 luglio 1721 è probabile che abbia sostituito Mlle Prévost all’Opéra, in una ripresa delle Fêtes vénitiennes di Campra. Si trova scritto nel Mercure de France che la Prévost, la più celebre ballerina dell’epoca, trovandosi sofferente e per non deludere il pubblico “fit danser une entrée à une jeune persone de dix à onze ans, son éléve, qui parâit avoir de grandes dispositions et qui a fait beaucoup de plaisir” . Anche i fratelli Parfait, nella loro Histoire de l’Académie royale de musique , riproducono questo trafiletto aggiungendo in nota che si trattava di Mlle Sallé. Marie aveva realmente iniziato la sua carriera teatrale non sulla scena parigina, bensì a Londra nel 1716, dove venne ingaggiata, assieme al fratello, da John Rich (manager e proprietario del teatro Lincoln’s Inn Fields). Marie trascorse molte stagioni in Inghilterra, dove eseguì, il 27 novembre 1725, Les Caractères de la danse di Rebel. Alla fine di questa stagione i due fratelli Sallé rinnovarono il contratto rimanendo a Londra fino all’aprile del 1727. Ritornata a Parigi Marie debuttò finalmente all’Opéra il 14 settembre 1727 in Les Amours des dieux. Venne subito apprezzata dal pubblico riuscendo in breve tempo a passare in prima fila; questo accadde precisamente il 6 aprile 1728, in occasione della ripresa di Bellérophon, dove apparve al quarto atto in un pas de deux assieme a Dumoulin. Iniziò così la rivalità tra lei e la Camargo, entrambe allieve della Prévost. Continua a leggere

Storia della torta al cioccolato


Storia della torta al cioccolato


 

Proprio oggi, per festeggiare il mio compleanno, voglio condividere la ricetta della torta al cioccolato di casa Dragano. In molti me l’hanno richiesta come ricetta dopo averla vista in diretta negli show di cucina che ho condotto su QVC. Ecco di nuovo riproposta!

So che mio fratello non approva perché è molto legato alle ricette segrete di casa, ma ho l’approvazione di mamma Claudia, che generosamente ha permesso la condivisione della sua ricetta! Grazie mamma! Grazie anche per tutte le torte al cioccolato e non che preparavi per le mie feste di compleanno e che spesso su commissione cuocevi anche per le feste di parenti e cugini! Mia mamma non mi ha quasi mai comprato merendine confezionate, ma preferiva cucinare lei dolci e torte da mangiare a colazione o da portare a scuola come merenda. Col senno di poi devo dire che ha fatto bene perché mi ha nutrito in modo sano!
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Storia di due ballerine


Storia di due ballerine


 

Se avete letto Chi è Cri o semplicemente mi conoscete ormai da tempo sapete già che la scoperta dell’esistenza della storia della danza come disciplina di ricerca e genere di danza è stata per me una sorpresa che mi ha rivoluzionato la vita. Dal primo esame universitario in questa materia ho scoperto un mondo affascinante che unisce la storia alla danza e al teatro. Quando poi iniziai a praticarla passando dal repertorio medioevale a quello rinascimentale e cinquecentesco, si accese in me la voglia un po’ repressa negli anni di ballare! Danzare con costumi d’epoca e in contesti storici favolosi: un sogno inconscio realizzato! Ballare è l’espressione massima della vita e delle sue passioni!

“La danza interiore e quella esteriore sono inestricabilmente legate l’una all’altra. La Danza e la Ballerina sono una cosa sola.”

Shirley MacLaine

Gr225074_112487302168290_8325687_n copyazie alla danza antica e alle prime esibizioni ho preso forza in me stessa e ho studiato recitazione (altra grandissima passione) iniziando così la mia carriera teatrale. Per tutto ciò non devo ringraziare solo le mie insegnanti e mentori, in primis Mariuccia Bassi e Deda Cristina Colonna, ma anche due grandi ballerine: Marie-Anne de Cupis de Camargo (1710-1770) e Marie Sallé (1707-1756).
Grazie a loro ho scoperto la danza barocca! Continua a leggere

Le coccole ritrovate


Le coccole ritrovate


 

Già da tempo nei miei show su QVC parlo spesso di un mio motto quotidiano:

Una coccola al giorno toglie la tristezza di torno!

E se una non bastasse, le coccole quotidiane possono essere infinite!!!
Ora gli intellettuali o i razionali potrebbero pensare “Ma che bambinata! Non è così che si risolvono i problemi della vita!” Avete ragione: non si risolvono i problemi in questo modo, ma ci si carica di più per superarli! L’ho capito con il tempo e con tante prove affrontate, letture fatte e confronti con amici e maestri di vita. Le coccole sono sacrosante! Ne abbiamo bisogno come l’ossigeno fin da piccoli quindi sono un po’ un istinto primario come il cibo. neonato-mamma

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Gaufres de… famille!


Gaufres de… famille!


 

Cosa sono le gaufres? Sono dolci simili a cialde, croccanti fuori e morbide all’interno, spesso conosciute col nome anglosassone di waffel , ma tipiche e originarie della  Francia e del Belgio.

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