Condizione sociale della donna nel XVIII secolo


Condizione sociale della donna nel XVIII secolo


 

Il XVIII secolo ereditò la dicotomia aristotelica che assimilava la donna alla materia e l’uomo alla forma o allo spirito e che dunque stabiliva una superiorità del sesso maschile su quello femminile. Questa divisione venne considerata valida anche da Platone, dai filosofi neo-platonici, dai padri fondatori della Chiesa e dalla teologia del Medioevo, fossilizzandosi nella cultura occidentale. Non sorprende dunque che i philosophes del secolo dei lumi, materialisti e sensisti, si siano interessati particolarmente alla donna in quanto essere determinato essenzialmente dal suo corpo e perciò incarnazione della materia sensibile.

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La donna del XVIII secolo fu contemporaneamente oggetto d’immaginazione erotica, di interesse estetico e di critica morale e sociale. La cultura illuminista coinvolse la donna in modo ambiguo. Da una parte infatti fu il pensiero dei philosophes ad elaborare il concetto di individuo, introducendo quella critica alla disuguaglianza ed alla tradizione che, nei secoli successivi, avrebbe fornito alle donne un modello di partecipazione egualitaria alla vita sociale. D’altra parte, nel pensiero degli illuministi e degli uomini del Settecento, tutto ciò raramente si estendeva alla donna. Questa, diversamente da quanto era avvenuto nei secoli precedenti, non venne più considerata come un uomo imperfetto, ma come una creatura diversa. Fu nel tentativo di definire questa diversità che si elaborò, in differenti campi del sapere, un nuovo discorso sulla femminilità. gainsborough-byam-family-L1072-fmUn discorso che, nonostante vi fosse una realtà sociale fortemente diversificata, tendeva a presentare le donne in modo uniforme, secondo un criterio di genere. Nella riflessione dei filosofi si definirono sempre più nettamente due sfere separate: quella della natura, a cui apparteneva la donna, e quella della cultura, propria dell’uomo che, a differenza della donna, aveva con la natura relazioni mediate. Dalla dipendenza della donna dalla natura derivavano passionalità ed immaginazione, una psicologia naturale che la relegava perennemente nello stadio dell’infanzia e la rendeva inadatta a svolgere attività intellettuali. D’altra parte è sempre dal ruolo assegnato alla donna dalla natura (riproduzione e cura dei figli) che derivava la sua funzione ed il suo ruolo sociale: la donna era essenzialmente sposa e madre. Tali funzioni ne esaltavano il valore, ma la escludevano dallo spazio pubblico, relegandola nella sfera intima e privata della famiglia.

Nei testi letterari, mentre si assisteva all’affermarsi di un nuovo concetto di individuo e di nuovi rapporti sociali, acquisiva centralità il tema dell’amore. L’amore diventò il luogo di codificazione dei nuovi rapporti fra gli individui e fra questi e la società. La donna, al centro di romanzi, racconti ed opere teatrali, era la figura attraverso cui venivano proposti nuovi modelli di comportamento, dapprima ambigui e contraddittori, ma che a fine secolo, avrebbero trovato definizione nei codici amorosi ottocenteschi. Quali erano dunque la realtà sociale e lo stile di vita di una donna?
Innanzitutto bisogna porre una separazione preliminare in base alla provenienza sociale e territoriale di una donna, nonché alle differenti condizioni economiche. Atelier_de_plumassier_XVIIIe_siècle
Nel corso del Settecento aumentò infatti la differenza fra la condizione della donna in campagna e quella della donna in città. In campagna infatti il lavoro era ancora essenzialmente domestico, a domicilio, c’era scarsa circolazione monetaria, i diversi settori economici (produzione, vendita, servizi) non erano separati e le donne svolgevano attività che in città erano compiute da uomini e venivano retribuite.
Quando si parla di una nuova visibilità delle donne nelle strade, nelle piazze, nel mondo del lavoro, ci si riferisce quindi essenzialmente ad una realtà urbana. Qui, soprattutto nella seconda metà del secolo, si cominciò a cogliere i segni della progressiva separazione fra mondo del lavoro e lavoro domestico. Una separazione che, nel secolo successivo, avrebbe coinvolto in modo massiccio le donne attraverso la diffusione del lavoro salariato femminile e che avrebbe determinato tensioni sociali e mutamenti nella struttura familiare. Ma già nel corso del Settecento alcuni provvedimenti volti a limitare il lavoro femminile manifestarono esplicitamente preoccupazione per il fatto che un numero sempre più elevato di donne veniva sottratto ai lavori domestici. Nei ceti più bassi, in controtendenza rispetto all’orientamento dei ceti medi e superiori, si diffuse il ricorso al baliatico e, contemporaneamente, si assistette ad un incremento senza precedenti degli abbandoni di neonati. Mentre vi erano donne del ceto medio che svolgevano attività prima riservate agli uomini (ad esempio il giornalismo ), nei ceti più bassi il lavoro femminile rientrava nei tradizionali settori delle occupazioni domestiche, del lavoro tessile e dell’abbigliamento. Nuove però erano le modalità connesse all’evoluzione di questi settori: si assisteva ad una generale tendenza alla professionalizzazione ed il lavoro, non più strumento occasionale per la costituzione della dote, diventava spesso l’attività di un’intera esistenza.
Il lavoro portava le donne nelle strade, sulle piazze; la loro presenza negli spazi pubblici era sempre più massiccia, ma soprattutto tendeva a porsi come presenza autonoma, di soggetti la cui identità era ora meno determinata dalla famiglia di origine.
Le donne che facevano parte delle classi superiori della società furono le vere protagoniste dei discorsi morali e delle dissertazioni filosofiche degli illuministi. Si trattava di donne educate per lo più in conventi e spesso destinate ad entrare nel “bel mondo”, dove la reputazione diventava simbolo della loro vita. L’influenza sociale e culturale delle donne di questa élite aristocratico borghese cominciò però ad incrementarsi, in particolare in Francia, attraverso la moda, i salotti ed un’intensa attività di patronage.lemonnier-salon-geoffrin

In una società sempre più diversificata ed interdipendente, queste donne ampliarono le proprie funzioni fissando regole di comportamento e proponendo una sensibilità nuova, raffinata e sentimentale. Fulcro della vita mondana, fecero circolare nuovi oggetti e nuovi valori, mutarono le abitudini quotidiane proponendo un mondo più aperto, più vivace e lieve; in altre parole dominarono il gusto. Attraverso la moda le donne diedero corpo a due tendenze compresenti nella società: l’aspirazione ad una maggior uniformità attraverso la rottura delle rigide gerarchie tipiche della società d’ancien régime e contemporaneamente l’aspirazione alla singolarità, alla differenziazione individuale.
Nei salotti operarono anche una mediazione ed una diffusione delle principali correnti di pensiero d’avanguardia introducendo altre donne, promuovendo o escludendo intellettuali provenienti da ceti modesti che, attraverso i salotti, cercavano una legittimazione sociale.
Ma è soprattutto attraverso i giornali di moda, quali Le journal des dames (1759-1778), La bibliothèque des dames (1764) e Le cabinet des modes (1785-1793), che le donne attuarono una consapevole opera di divulgazione volta all’appropriazione di un nuovo ruolo sociale. fe86a365e2d4bb6b799b0fdb168f9737
Scopo dichiarato fu infatti istruire le donne divertendole. Nel far questo si promosse la lettura di testi teatrali, poesie, romanzi, cioè di quegli stessi generi letterari in cui le donne andavano imponendosi. Il successo editoriale di giornali di moda e romanzi, fenomeno di scala europea, nacque proprio dal fatto che si iniziò a rivolgersi ad un pubblico prevalentemente femminile. Se nel secolo precedente le rare donne scrittrici furono spesso indotte ad adottare pseudonimi maschili, ora vi erano uomini che, consapevoli dell’importanza della stampa femminile e di moda, cercavano di crearsi una reputazione e di conquistare un nuovo pubblico adottando moduli tipici della scrittura femminile: il registro epistolare e la leggerezza di tono.
Un fattore livellava le differenze di classi e le diverse condizioni di vita delle donne del XVIII secolo: la comune considerazione legale. La donna, sia in veste di figlia che di moglie, apparteneva per diritto positivo ad un uomo, padre, marito o tutore che fosse.

“(…) il est pourtant essentiel que l’autorité de gouvernement appartienne à l’un ou à l’autre: or le droit positif des nations policées, les lois et les costumes de l’Europe donnent cette autorité unanimement et définitivement au mâle, comme à celui qui étant doué d’une plus grande force d’esprit et de corps, en matière de choses humaines et sacrées ; en sorte que la femme doit nécessairement être subordonnée à son mari et obéir à ses ordres dans toutes les affaires domestiques.” De Jaucourt, voce “Femme” dell’Encyclopédie (1772)

Non esisteva dunque da nessuna parte il rispetto dei diritti della donna, anche se, per i philosophes, nelle società civilizzate vi era una maggior attenzione nei loro riguardi.

La contrapposizione tra la forza dell’uomo e la debolezza, la finezza e la bellezza della donna non era più, per i philosophes, la giustificazione della superiorità dell’uomo sulla donna, ma diventava la causa della differenza fisica ed emotiva tra i due sessi, una diversità livellabile solo dal punto di vista culturale ed educativo.Gouache_des_freres_Lesueur_representant_le_club_patriotique_des_femmes__XVIIIe_siecle-_WC_Gravierend_ws25120146-2

La storia della donna non fu solamente caratterizzata dalla superiorità dell’uomo, ma soprattutto dalla sua dominazione.

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