Storia di una gatta


Storia di una gatta


 

 

Questa è la storia di una gatta dal pelo grigio e dagli occhi verde acqua.

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Mi trovavo in vacanza in Puglia la scorsa estate quando, tramite messaggi, mio fratello Giovanni mi annuncia: “Quando torni a casa ci sarà una novità in famiglia!” wpid-wp-1424506606053.jpegMi invia una foto e subito rispondo: “Un gatto? Bellissimo, ma da dove arriva?” “È una gatta e mi sa che è anche in dolce attesa! Gira da tempo in zona e si ferma spesso nel nostro giardino per trovare ristoro. Nonostante abbia il collare e sempre qui. Io mi sono innamorato dei suoi occhioni e le do sempre da mangiare anche se papà non vuole. Quando torni mi aiuti a darle un nome!” Premetto che mio padre e mia madre non sono mai stati amanti degli animali e che dopo la morte di Bico (il cane di famiglia) lo scorso anno, non erano intenzionati ad avere altri animali per casa avendo altre preoccupazioni familiari e dovendo badare a mia nonna ormai inferma. Ho pensato quindi che questa gatta non sarebbe rimasta a lungo, anche perché avendo un collare apparterrà sicuramente a qualcuno che di ritorno dalle ferie la rivorrà a casa.
Confesso che la curiosità di vedere questa gatta c’era e tornata dalle ferie mi catapultai a casa dei miei, la vidi e me ne innamorai subito! I suoi occhi ipnotici, il suo pelo grigio lucido e morbido con sfumature tigrate e l’eleganza dei suoi movimenti mi hanno catturata! Io sono sempre stata attratta dai cani più che dai gatti, ma la bellezza di questo esemplare felino mi ha incantata.PicsArt_1424103693510

La ragione però prese il sopravvento: “ Giò, sei sicuro non sia di qualche vicino? Magari la stanno cercando?” Il sospetto che fosse stata abbandonata covava in noi, ma prima di darle un nome e tenerla in casa era giusto assicurarsi che non fosse di qualche altra famiglia. Intanto la sua pancia si gonfiava sempre di più e la sua voglia di coccole anche. Così mio fratello la proteggeva ed ospitava in camera sua la notte. Dopo un mese nessuna rivendicazione né una risposta affermativa da parte dei vicini interpellati. Può una gatta incinta andarsene dalla propria casa? Ma soprattutto come si può abbandonare una gatta nelle sue condizioni? Scoprimmo infatti che nel piccolo capanno in giardino avevano trovato riparo da mesi anche dei giovani gatti, probabilmente di una precedente cucciolata della stessa gatta. Quindi capimmo che ormai da molti mesi questa micia non aveva una fissa dimora. Decidemmo a questo punto di adottarla! “Che ne dici di chiamarla Dorothy?” proposi a mio fratello. Non ci furono obiezioni ed ufficialmente questo diventò il suo nome, anche se continuiamo tutti a chiamarla teneramente Micia!

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Una mattina di agosto ecco il lieto evento! Vennero alla luce, sotto gli occhi attenti e le cure premurose di mio fratello, quattro esserini pelosi adorabili!IMG-20150216-WA0019

Io e Giò eravamo eccitatissimi ed innamorati!

IMG-20150216-WA0021I miei genitori un po’ meno, ma con il tempo il loro lato più burbero non poté che essere addolcito dalla loro tenerezza e via via che crescevano dalla vivacità di questi cucciolini! Arrivò in casa una sferzata di vitalità inaspettata! Io non vedevo l’ora che arrivasse domenica per tornare a casa dei miei e gustarmi questi cuccioli che crescevano a vista d’occhio. Restavo ore a guardare Dorothy prendersi cura di loro con quell’amore materno istintivo e protettivo, la coccolavo e le facevo compagnia dandole il cambio ad osservare i cucciolini quando usciva in giardino a sgranchirsi. I micetti, nonostante gli occhi ancora chiusi, lottavano per accaparrarsi il posto migliore ai capezzoli della mamma e poi stremati dall’overdose di latte si abbandonavano a memorabili dormite.

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A volte sembrava avessero comportamenti e movimenti simili a quelli dei nostri neonati!

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Col passare delle settimane i cucciolini aprirono gli occhi e cominciarono a zampettare anche fuori dalla cuccia: era stupendo vederli esplorare il territorio ognuno in modo diverso, da quello più timido ed impacciato, al tigrotto vivace e curioso! Spesso stavano accoppiati nel gioco e nei riposini: i due neri e i due rossi.IMG-20150216-WA0014

Li amavamo tutti, persino mia madre (non amante degli animali) li controllava in continuazione chiamandoli “bimbi”! Però tutti non potevamo tenerli, da zero a cinque gatti in un colpo solo era un po’ troppo! Così cominciammo a trovare una sistemazione idonea per loro. Amici e parenti premevano perché almeno uno lo prendessi io a Milano e l’idea di averli con me ad accogliermi a casa rientrando dal lavoro cominciava ad essere forte. Li guardavo giocare a coppie di fratelli e mi chiedevo se fosse veramente giusto dividerli e tenerli nel piccolo appartamento milanese, da soli per molte ore al giorno e con una padrona sempre occupata ed in giro anche il weekend. “Prendilo un gatto. Anche due! Si fanno compagnia e poi sono autonomi. Così ti sentirai meno sola a casa dopo il lavoro!” IMG-20150216-WA0020 IMG-20150216-WA0010So che il consiglio era buono e che è vero che i gatti sono meno impegnativi di una cane, ma sarà che sono cresciuta in collina e nel verde, sarà che sono una ragazza di provincia e non di città, ma vedere degli animali nel loro habitat naturale, vederli correre nel prato o salire sugli alberi, cacciare lucertole e topi mi da un senso di serenità e mi sembra una condizione più giusta per loro. Alla fine mi convinsi: “Ok! Se nessuno li prende almeno uno lo terrò! Lascio fare al destino.” E il destino scelse nel modo migliore, magari non per me o per la mia famiglia, ma per i gattini sicuramente: i due scuri vennero adottati da mia cugina e il suo compagno e i due tigrati da un’amica con una bimba che li adora e li considera dei fratellini! Hanno il loro spazio e sono stati accolti da persone valide, responsabili, che li adorano e si possono prendere cura di loro molto meglio di me con gli orari di lavoro sballati che ho! Soprattutto non sono soli e stando con un fratellino hanno sentito meno il distacco dalla mamma. È stato difficile vederli andare via e non nascondo che alla loro partenza abbiamo sentito un vuoto enorme in casa.IMG-20150216-WA0008
Per fortuna con i miei è rimasta Dorothy: la principessa di casa! Dopo la sterilizzazione non è più stata coccolosa come prima e ha mostrato il suo bel caratterino! Si fa accarezzare solo quando vuole lei, mangia solo certi cibi ed è molto autonoma, ma quando è tranquilla si lascia andare alle coccole più sfrenate e riesce ancora a farsi voler bene.IMG-20150216-WA0005

Anzi, devo proprio ricredermi sui gatti: è vero che non hanno con gli umani il rapporto di fedeltà indiscussa dei cani, ma sono enigmatici e magici e riescono a stupirti quando meno te lo aspetti! Per esempio quando mio fratello è rimasto a letto una settimana con l’influenza e la febbre alta Dorothy è rimasta al suo capezzale notte e giorno, rannicchiata in fondo al letto come a vegliare su di lui fino alla guarigione per ripagarlo delle attenzioni avute da lui durante la sua gravidanza. Ma la magia più grande che questa micia è riuscita a fare è l’incantesimo sui miei genitori: i toni dolci e le carezze che riceve da loro non le ho mai viste, nemmeno nei confronti di noi figli! Riesce a far affiorare la dolcezza nascosta sotto la loro dura corazza come nessuno è riuscito fino ad ora!
Una storia a lieto fine direi! Anzi… to be continued!

Cri

 

 

 

4 Comments on “Storia di una gatta

  1. Gentile Cristina, concordo pienamente con il tuo pensiero. Sono anche convinto del fatto che prendersi cura dei gatti, o più in generale di qualunque animale domestico, oltre a procurare gioia e vitalità a noi “umani”, ci renda più responsabili.
    Nel corso degli anni ho acquisito insieme alla mia famiglia, una certa esperienza nel prendermi cura dei nostri amici “a quattro zampe”: attualmente ne ho ben quattro, e non nascondo che vederli sfrecciare nel giardino oppure vederli dietro la porta della cucina mentre si “arrampicano” sul vetro perché vogliono mangiare quando io o i miei genitori tornano a casa, mi strappa un sorriso.

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    • Ciao Eddy! Benvenuto nel mio blog!! Addirittura 4?! Non ti annoi di certo a casa! 🙂 Gli animali riescono a riportarti alla realtà, alla semplicità, alla bellezza e all’autenticità della natura! Con loro non puoi che essere te stesso, anzi… non puoi che sentirti meglio!! Se hai una storia particolare da raccontare sui tuoi gatti puoi inviarmela e condividerla! A presto!! Miaooo!!

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  2. Ciao, ho letto con immenso piacere “storia di una gatta” io ho un gattone tigrato marrone e beige un piccolo trovatello adottato da ben 6 anni già grandicello aveva 1 anno. Mi fa tanta compagnia e poi da quando ho perso mio fratello non mi lascia un attimo e sempre con me, quanto affetto mi da chiaramente contraccambiato. Se puoi prendilo un gatto 🐱 credimi tornare a casa e una gioia….. Ci penserai? Prometti? Ciao da me e Gattolo.

    Piace a 1 persona

  3. Ciao Roberta! Che piacere accoglierti sul mio blog e leggere anche la TUA STORIA! I gatti sono veramente magici. Come si chiama il tuo gattone? Mi spiace immensamente per la tua perdita e penso che in questi casi gli animali siano veramente di grande conforto. E’ come se “sentissero” certe cose. Prometto che ci penserò! 🙂 Baci

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