Storia di un weekend siciliano


Storia di un weekend siciliano


“Quest’anno vengo a vederti, lo prometto!”

Per il secondo anno di fila mia cugina Alessandra è in scena al Teatro Greco di Siracusa. Per lei un sogno che si realizza! Siamo cresciute come sorelle ed abbiamo sempre condiviso la passione per il teatro e la recitazione. Lo scorso anno non sono riuscita ad organizzarmi, ma quest’anno non potevo mancare! Alessandra canta un suo brano in greco in uno spettacolo con la regia di Moni Ovadia!! E poi le promesse vanno mantenute! Quindi con altri parenti sono partita alla volta di Siracusa.wpid-wp-1432843697153.jpeg Continua a leggere

Robert Capa


Robert Capa


 

 

«Militare?».
«Sì, soldato! Un bel mestiere, con cui fino a cinquant’anni fa si viveva con onore!».
«O si moriva, con ancor più grande onore».

Così discutono i protagonisti del libro di Jules Verne “Le meraviglie di Parigi” scritto nel 1863, ma ambientato nel futuristico 1960. Un futuro senza più eserciti o guerre. Purtroppo questa visione di Verne non si è realizzata, le guerre ancora esistono, gli eserciti e i militari ancora esistono. Quando alla mostra di Robert Capa ho visto questa foto ho pensato: “Che differenza c’è tra questo soldato del 1943 e uno del 2015? Nessuna!” Stessa solitudine, stessa sofferenza e condizione.soldato Continua a leggere

Condizione sociale della donna nel XVIII secolo


Condizione sociale della donna nel XVIII secolo


 

Il XVIII secolo ereditò la dicotomia aristotelica che assimilava la donna alla materia e l’uomo alla forma o allo spirito e che dunque stabiliva una superiorità del sesso maschile su quello femminile. Questa divisione venne considerata valida anche da Platone, dai filosofi neo-platonici, dai padri fondatori della Chiesa e dalla teologia del Medioevo, fossilizzandosi nella cultura occidentale. Non sorprende dunque che i philosophes del secolo dei lumi, materialisti e sensisti, si siano interessati particolarmente alla donna in quanto essere determinato essenzialmente dal suo corpo e perciò incarnazione della materia sensibile.

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La donna è diversa dall’uomo!


La donna è diversa dall’uomo!


 

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In quanto donna ho sempre lottato per i miei diritti, ho sempre fronteggiato gli ostacoli quotidiani che le donne devono affrontare per sopravvivere, ma soprattutto ho sempre faticato più degli uomini nell’affermazione sociale e lavorativa. Eppure sono nata nel 1980, già avantaggiata dalle lotte delle mie sorelle nei decenni e secoli precedenti. Nonostante il sangue versato, i soprusi, le violenze e le prevaricazioni subite ancora noi donne non siamo veramente paritarie all’uomo e la società è ancora radicalmente maschilista.
“Ma smettila! Avete ormai tutti i diritti come l’uomo! Cosa ti lamenti ancora!” Staranno pensando alcuni di voi (soprattutto uomini).
Certo sto meglio delle mie antenate e di tantissime donne nel mondo che tuttora non godono della libertà che io invece possiedo. Tuttavia sento ancora di vivere in una società maschilista dove la mia essenza di donna viene spesso minata se non schiacciata dal potere maschile. Per non parlare della violenza perpetrata nei confronti delle donne in tutto il mondo.
Fino al XVIII secolo si considerò la differenza fisica la causa primaria della disparità tra uomo e donna. Le idee di Galieno, medico greco del II secolo d.C., per le quali i genitali dell’uomo sarebbero l’evoluzione di quelli della donna, influenzarono la cultura occidentale per molto tempo. L’uomo si distingueva così per la superiorità di quella forza che gli ha permesso di sviluppare l’utero nello scroto. La donna, possedendo gli organi riproduttivi all’interno del corpo, veniva paragonata ad un terreno freddo ed umido in cui l’utero diviene una potenza quasi autonoma ed incontrollabile. Il mito della femmina-utero si associò così all’idea della donna come maschio incompiuto. Questa idea si è talmente insinuata nella cultura e nell’immaginario femminile da condizionare anche oggi le donne. Molte infatti, soprattutto in ambito lavorativo, cercano la riscossa copiando il maschio nei suoi atteggiamenti vincenti, quasi fosse il vero riscatto o inconsciamente il compimento di questa evoluzione mancata della donna. Vedo tante donne primeggiare ed avere successo proprio utilizzando meccanismi prettamente maschili quali la competitività, la lotta, la prevaricazione, lo sfruttamento, l’egoismo e il sopruso, adattandosi così al contesto maschilista esistente per emergere! Ecco l’errore che le donne stanno commettendo! È giusto trasformarsi in una copia di ciò che si vuole combattere? Lottiamo il maschilismo con gli stessi meccanismi di cui siamo state vittime e poi ci lamentiamo che non ci sono più uomini veri! Insomma: cosa vogliamo veramente dagli uomini e dalla relazione con loro? maschi_femmine

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La danza barocca


La danza barocca


 

 

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In molti mi chiedete: Ma cos’è la danza barocca?

Domanda legittima perché purtroppo in Italia non viene minimamente considerata ed apprezzata (come in genere la danza antica); un vero peccato perché si tratta di patrimonio culturale a tutti gli effetti! Sarebbe come se un castello medioevale o un palazzo del Settecento venissero lasciati in rovina perché ormai sorpassati nel gusto estetico o nella tecnica edilizia ed inutili allo sviluppo economico. Purtroppo nel nostro bel paese accade anche questo ed è gravissimo! Per me questi sono segnali di una società che non vuole ricordare il suo passato e non sente le proprie radici. Ma tutti sanno benissimo che una casa senza fondamenta o un albero senza radici non possono resistere nel tempo! Ci sono nazioni più brave di noi nel salvaguardare il proprio patrimonio storico ed artistico e da loro dovremo imparare per valorizzare la ricchezza unica ed inimitabile del nostro paese! Per quanto riguarda la danza un esempio viene certamente dalla vicina Francia e ora vi spiego il perché.

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Amore o Inferno?


Amore o Inferno?


Paolo e Francesca Dante Gabriel Rossetti

 

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ‘l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso e tanto il tenni basso,
fin che ‘l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.

Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

Paolo e Francesca Ari Scheffer - 1835

 

Questa è la storia da tutti conosciuta di Paolo e Francesca e del loro tragico amore. Solo un grande poeta come Dante è stato in grado di esprimere l’amore irrazionale e passionale che una donna è in grado di provare per il proprio amato, anche imprigionata a causa sua nell’Inferno. Nonostante i secoli trascorsi ancora questi versi riescono a colpire il nostro animo poiché l’anima è eterna e perciò ancora oggi può amare in egual misura ed un cuore sussultare di tali lampi di passione. Mi ha sempre affascinato questo brano della Divina Commedia per la sua forza ed intensità espressiva, per la bellezza dei versi, per la perfezione stilistica, ma solo ora capisco il motivo più profondo: questa è la storia di due anime tormentate per l’eternità a causa dell’amore passionale, quanto di più ha ispirato poeti ed artisti di tutto il mondo, ma soprattutto emozionato lettori e spettatori. Spesso si anela a questo amore travolgente e alienante e molte volte soffriamo a causa di un amore interrotto o impossibile. La domanda che ora mi pongo è: ma è questo il vero amore? Quest’inferno dantesco è la condizione dell’amore intenso e totalizzante? Ecco che un scespiriano dubbio s’insinua dunque: Amare o Non Amare?  Soprattutto: che cosa è veramente l’AMORE?

Previati - Paolo e Francesca

Cri

Marie de Camargo


 

Marie-Anne de Cupis de Camargo


 

La Camargo par Vigée Le Brun

La Camargo par Vigée Le Brun

Il 15 aprile 1710 nasce a Bruxelles Marie-Anne de Cupis de Camargo. Il padre, Ferdinand-Joseph de Cupis de Camargo, affermava che la sua era “une des plus nobles famille de Rome” , la quale aveva dato alla Chiesa romana un arcivescovo di Frany, un vescovo di Ostia ed un cardinale dal titolo di Saint-Jean ante Portam Latinam. Trasferitasi in Fiandra, la famiglia Cupis si unì ad un’altra nobile famiglia, i de Camargo, dicendente dei Derville e Vaughen Derlaclein, “une des sept familles qui fondèrent la ville de Bruxelles et dont les descendants confondent en eux et la noblesse et la bourgeoisie” . Ma tali origini, vere o false che siano state, assicurarono a questa famiglia solo l’onore del nome. Infatti il nonno di Marie-Anne si mise a servizio dell’Imperatore d’Austria e quando venne ucciso lasciò il giovane Ferdinand in fasce e con scarsi beni. La madre decise allora di impartirgli l’insegnamento della musica e della danza in modo che potesse un giorno guadagnarsi da vivere come maître à danser. Ferdinand si sposò molto giovane e per mantenere la famiglia impartiva lezioni di danza, ma frequentava anche i cabarets, dove era maggiormente esposto ai rischi dei debiti per gioco. Fu solo quando trovò lavoro come maestro di danza presso la principessa de Ligne che Ferdinand ristabilì le sorti della sua famiglia. Continua a leggere

Marie Sallé


Marie Sallé


 

Portrait présumé de Mademoiselle Sallé par Loius-Michel Van Loo, 1737 (Tours,musée des Beaux-Arts)

Portrait présumé de Mademoiselle Sallé par Loius-Michel Van Loo, 1737 (Tours,musée des Beaux-Arts)

Marie Sallé nasce nel 1707, ma la data non è né precisa né sicura. Nelle Mémoires pour servir à l’histoire des théâtres de la Foire , pubblicate nel 1743, si legge che Marie Sallé avrebbe avuto quattro anni nel 1718 e da ciò si desume che sarebbe nata nel 1714. Ma gli stessi autori, i fratelli Parfait, indicano nella loro Histoire de l’Académie royale de musique , che la Sallé avrebbe avuto dieci o undici anni nel 1721, cosa che farebbe risalire la sua nascita al 1710 o al 1711. Queste due indicazioni sono contraddette dall’atto di decesso della ballerina del 27 luglio 1756, in cui si dice che la defunta era “âgée de quarante-neuf ans environ” . Sarebbe dunque nata tre anni prima della Camargo, nel 1707. Il giorno rimane imprecisato ed anche il luogo, ma è molto probabile che Marie sia nata in qualche località della provincia, nel corso di una tournée della compagnia familiare. Le sue origini sono infatti legate al teatro di strada o meglio a quello che veniva chiamato il théâtre de la Foire, il teatro di Fiera. Suo padre era un saltatore, inizialmente direttore di una compagnia di provincia, successivamente unitosi alla compagnia teatrale del cognato, Francisque Moylin o Molin, anch’egli saltatore ed apprezzato arlecchino. Marie Sallé iniziò giovanissima ad esibirsi muovendo i primi passi sui palcoscenici delle Fiere. La prima apparizione parigina risale al 1718 in occasione della Foire Saint-Laurent e il 10 luglio 1721 è probabile che abbia sostituito Mlle Prévost all’Opéra, in una ripresa delle Fêtes vénitiennes di Campra. Si trova scritto nel Mercure de France che la Prévost, la più celebre ballerina dell’epoca, trovandosi sofferente e per non deludere il pubblico “fit danser une entrée à une jeune persone de dix à onze ans, son éléve, qui parâit avoir de grandes dispositions et qui a fait beaucoup de plaisir” . Anche i fratelli Parfait, nella loro Histoire de l’Académie royale de musique , riproducono questo trafiletto aggiungendo in nota che si trattava di Mlle Sallé. Marie aveva realmente iniziato la sua carriera teatrale non sulla scena parigina, bensì a Londra nel 1716, dove venne ingaggiata, assieme al fratello, da John Rich (manager e proprietario del teatro Lincoln’s Inn Fields). Marie trascorse molte stagioni in Inghilterra, dove eseguì, il 27 novembre 1725, Les Caractères de la danse di Rebel. Alla fine di questa stagione i due fratelli Sallé rinnovarono il contratto rimanendo a Londra fino all’aprile del 1727. Ritornata a Parigi Marie debuttò finalmente all’Opéra il 14 settembre 1727 in Les Amours des dieux. Venne subito apprezzata dal pubblico riuscendo in breve tempo a passare in prima fila; questo accadde precisamente il 6 aprile 1728, in occasione della ripresa di Bellérophon, dove apparve al quarto atto in un pas de deux assieme a Dumoulin. Iniziò così la rivalità tra lei e la Camargo, entrambe allieve della Prévost. Continua a leggere

Storia di due ballerine


Storia di due ballerine


 

Se avete letto Chi è Cri o semplicemente mi conoscete ormai da tempo sapete già che la scoperta dell’esistenza della storia della danza come disciplina di ricerca e genere di danza è stata per me una sorpresa che mi ha rivoluzionato la vita. Dal primo esame universitario in questa materia ho scoperto un mondo affascinante che unisce la storia alla danza e al teatro. Quando poi iniziai a praticarla passando dal repertorio medioevale a quello rinascimentale e cinquecentesco, si accese in me la voglia un po’ repressa negli anni di ballare! Danzare con costumi d’epoca e in contesti storici favolosi: un sogno inconscio realizzato! Ballare è l’espressione massima della vita e delle sue passioni!

“La danza interiore e quella esteriore sono inestricabilmente legate l’una all’altra. La Danza e la Ballerina sono una cosa sola.”

Shirley MacLaine

Gr225074_112487302168290_8325687_n copyazie alla danza antica e alle prime esibizioni ho preso forza in me stessa e ho studiato recitazione (altra grandissima passione) iniziando così la mia carriera teatrale. Per tutto ciò non devo ringraziare solo le mie insegnanti e mentori, in primis Mariuccia Bassi e Deda Cristina Colonna, ma anche due grandi ballerine: Marie-Anne de Cupis de Camargo (1710-1770) e Marie Sallé (1707-1756).
Grazie a loro ho scoperto la danza barocca! Continua a leggere

Ti ho detto addio

 


Ti ho detto addio


 

Ho sempre amato la poesia, non in maniera totalizzante ed ossessiva, ma a tratti e con intensità. Da bambina e soprattutto da adolescente leggere, recitare ed anche scrivere poesie avevano su di me un potere catartico, erano l’apice di un crescendo emotivo o esistenziale e degli sfoghi prediletti dall’anima. Negli anni l’ho abbandonata e solo da poco tempo e grazie ad amici con l’amore per quest’arte, mi sono finalmente riavvicinata ai versi e alla lirica poetica.
Ho deciso di condividere con voi alcune delle poesie che amo di più o che mi hanno toccato il cuore. Questi versi sono stati scritti da una donna che non ha bisogno di presentazioni, una poetessa unica che con la sua scrittura resterà immortale. Ho scoperto tardi Alda Merini, ma è penetrata nel mio animo e nel mio vissuto personale e sentimentale come come un fulmine a ciel sereno che, cadendo a terra, ha scosso il mio spirito come un terremoto tremendo e doloroso, ma lasciando allo stesso tempo un’energia ed una elettricità che perdurano nel tempo. Questa poesia parla dell’addio: meglio mantenere anche solo un filo d’inconscia speranza e legame pur di avere cuore che batte ancora oppure dire addio per finalmente trovare serenità e sentirsi “abbandonata presso la mia mortale era di pace”? A voi la scelta e a voi la lettura!

Alda Merini

Alda Merini

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