Robert Capa


Robert Capa


 

 

«Militare?».
«Sì, soldato! Un bel mestiere, con cui fino a cinquant’anni fa si viveva con onore!».
«O si moriva, con ancor più grande onore».

Così discutono i protagonisti del libro di Jules Verne “Le meraviglie di Parigi” scritto nel 1863, ma ambientato nel futuristico 1960. Un futuro senza più eserciti o guerre. Purtroppo questa visione di Verne non si è realizzata, le guerre ancora esistono, gli eserciti e i militari ancora esistono. Quando alla mostra di Robert Capa ho visto questa foto ho pensato: “Che differenza c’è tra questo soldato del 1943 e uno del 2015? Nessuna!” Stessa solitudine, stessa sofferenza e condizione.soldato
Mostra intensa ed interessante quella di Robert Capa allo Spazio Oberdan di Milano. Seppur breve riesce a tuffarti nel reportage fotografico dello sbarco in Italia delle truppe americane durante la seconda guerra mondiale. La potenza degli scatti fotografici di Capa ti attira come una calamita e quasi ti sembra di essere lì, nella Sicilia del ’43, tra volti che ricordano gli attori di un film di Tornatore, città e villaggi semidistrutti, paesaggi selvaggi, dolore e gioia per la liberazione.Mostre: foto Robert Capa a 70 anni sbarco in Sicilia063540_robert_capa
Questa è tra le prime foto della mostra ed appena l’ho vista ho pensato “Sembra quasi scattata ai giorni d’oggi, in un paese terremotato del nostro sud con le macerie magari di una scuola.” Invece siamo in quel che resta di Agrigento dopo i bombardamenti. L’occhio da fotografo attento riesce a fermare in un’immagine l’anziana donna che cammina attaccata al muro per superare le macerie e dal lato opposto della strada un cartello che indica la presenza di una scuola e quindi chiede ATTENZIONE , proprio ciò che la guerra non fa… evitare vittime innocenti. Uno sguardo, quello di Capa, attento anche all’ironia beffarda della guerra in grado di denunciare la stupidità dell’uomo nell’ammazzare il proprio futuro.
I bambini sono spesso presenti nelle sue fotografie ed anche se ritratti sofferenti Capa non toglie loro dignità anzi denuncia la barbarie della guerra dei potenti.

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Dal dolore allo sguardo più dolce e affettuoso, come quello che ritrae questi bambini incantati dal soldato straniero oppure che immortala un sorriso strappato da un uomo ad una bambina tra le rovine di Agrigento.23561250261fafbe98492ad461c08961capa_robert1_magnumphotos--400x300
Anche gli anziani sono spesso protagonisti ed appaiono come presenze quasi esterne alla guerra, che accolgono i soldati o li guidano nei territori a loro sconosciuti per aiutarli a vincere il nemico.

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E le donne? Eccole anche loro protagoniste in questa insolito scatto che le immortala in un’occupazione femminile molto diffusa all’epoca, ma totalmente decontestualizzata dal tipico focolare domestico.PAR131942
Più proseguo nel visitare la mostra e più mi appassiono e mi sento partecipe di questo turbinio di emozioni immortalate da questi scatti: paura, dolore, strazio, ma anche gioia e speranza.
Robert Capa va oltre il ruolo del fotoreporter ed esprime la sua innata predisposizione artistica: ogni foto ha equilibri stilistici e formali, mentre l’utilizzo della luce è spesso caravaggesco come in questo scatto.foto4

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Riusciva a cogliere il bello anche nell’orrore della guerra e al contempo testimoniare i suoi orrori, ma anche a ricordare il coraggio di ragazzi mandati in guerra a sacrificare la propria vita senza un valido motivo.

«In verità vi dico: Il giorno in cui la guerra porterà un qualche profitto, come una buona operazione industriale, la guerra si farà».

Così conclude il dialogo uno dei personaggi di Jules Verne e purtroppo è così che è capitato dopo la seconda guerra mondiale: nuove guerre e nuovi morti e tra questi anche Robert Capa, ucciso da una mina nel 1954 durante la Prima Guerra d’Indocina mentre scattava le foto dell’inferno della guerra, come lui stesso lo definì:robert_capa

«Un inferno che gli uomini si sono fabbricati da soli». Robert Capa

 

 

 

 

 

 

 

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