Amore o Inferno?


Amore o Inferno?


Paolo e Francesca Dante Gabriel Rossetti

 

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ‘l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso e tanto il tenni basso,
fin che ‘l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.

Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

Paolo e Francesca Ari Scheffer - 1835

 

Questa è la storia da tutti conosciuta di Paolo e Francesca e del loro tragico amore. Solo un grande poeta come Dante è stato in grado di esprimere l’amore irrazionale e passionale che una donna è in grado di provare per il proprio amato, anche imprigionata a causa sua nell’Inferno. Nonostante i secoli trascorsi ancora questi versi riescono a colpire il nostro animo poiché l’anima è eterna e perciò ancora oggi può amare in egual misura ed un cuore sussultare di tali lampi di passione. Mi ha sempre affascinato questo brano della Divina Commedia per la sua forza ed intensità espressiva, per la bellezza dei versi, per la perfezione stilistica, ma solo ora capisco il motivo più profondo: questa è la storia di due anime tormentate per l’eternità a causa dell’amore passionale, quanto di più ha ispirato poeti ed artisti di tutto il mondo, ma soprattutto emozionato lettori e spettatori. Spesso si anela a questo amore travolgente e alienante e molte volte soffriamo a causa di un amore interrotto o impossibile. La domanda che ora mi pongo è: ma è questo il vero amore? Quest’inferno dantesco è la condizione dell’amore intenso e totalizzante? Ecco che un scespiriano dubbio s’insinua dunque: Amare o Non Amare?  Soprattutto: che cosa è veramente l’AMORE?

Previati - Paolo e Francesca

Cri

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