Il cappotto che passione!


Il cappotto che passione!


 

 

coatsCorto, lungo, colorato, caldo, avvolgente, aderente, classico, originale, alla moda, accessoriato, griffato o economico… basta che ci piaccia!!!
Se non fosse per il loro volume nell’armadio io ne terrei a centinaia! Poi sicuramente mi troverei ad indossare sempre i soliti, ma prima o poi toglierei dal cilindro quel capospalla fatto apposta per quel look, per completare il mio abbigliamento e per darmi la sicurezza di quella seconda pelle che in fondo è il cappotto!
Se ci pensate bene con l’arrivo del freddo non si può fare a meno di lui ed infatti la sua funzione principale è proprio quella di riparare, proteggere e riscaldare il corpo. Però diventa anche l’indumento con cui ci presentiamo al mondo, con il quale veniamo visti dalle persone in strada, sui mezzi, al lavoro, a scuola o ad un primo appuntamento. Parla di noi, mostra subito chi siamo e cosa vogliamo comunicare; è il nostro abito per l’inverno! Per questo la scelta di un cappotto non è mai banale, per questo il classico cappottino nero ci annoia e ogni anno vorremmo acquistarne uno nuovo!
Ricordo da bambina quando dovevo indossare un loden ereditato dalla zia Vittoria di qualche anno più grande di me. Non mi piaceva… anzi lo odiavo!! Perché era verdone e sembrava vecchio! Mia mamma insisteva: “È bellissimo ed ancora nuovo! È un modello classico senza tempo e di lana purissima!” A me non interessava, mi sentivo a disagio punto e basta! Non come quando indossavo il cappottino della festa. Blu con i bottoni ed il colletto foderati in velluto, ancora lo ricordo. Quanto mi sentivo elegante, curata e preziosa! Ero completamente a mio agio!
Sicuramente mia madre aveva ragione sul loden e prima o poi la moda lo riporterà in auge. Oggi la mia passione per la moda e la storia del costume mi farebbe apprezzare anche quel cappotto. Il fatto è che dobbiamo sentirci bene con ciò che indossiamo ogni giorno!
Lo so, sono forse un po’ eccentrica, ma indosserei anche queste meraviglie!

Portrait of Louise Henriette de Bourbon, Duchesse de Chartres and Duchesse d'Orléans (1726-1759)

Portrait of Louise Henriette de Bourbon, Duchesse de Chartres and Duchesse d’Orléans (1726-1759)

Portrait of the comtese de Tillières, 1750 Nattier Jean-Marc (1685-1766) Jean-Marc Nattie

Portrait of the comtese de Tillières, 1750 Nattier Jean-Marc (1685-1766) Jean-Marc Nattie

Nel XVIII secolo, per proteggersi dal freddo, le dame indossavano cappe o mantelle con cappuccio e manicotti spesso in pelliccia per scaldare le mani. Gli abiti erano voluminosi, motivo per il quale il capo spalla doveva essere ampio.

Cabinet de mode 1785

Cabinet de mode 1785

Con l’avvento della rivoluzione francese molte cose cambiarono e anche l’abbigliamento femminile venne rivoluzionato con la trasposizione di indumenti tipicamente maschili come la redingote.

Redingote

Redingote

La riding- coat nacque come giacca maschile lunga fino alle ginocchia con falde aperte nella parte posteriore e veniva usata per la caccia o per cavalcare. La versione femminile si presentava come una sopravveste con un corpetto attillato ed una gonna lunga con falde spostate sul retro; la parte superiore era simile alla redingote maschile con allacciatura mono o doppiopetto, bottoni grandi e colletti sovrapposti. Pensate che la versione blu con colletto e revers rossi esprimeva l’appartenenza alle idee rivoluzionarie.

Redingote 1790

Redingote 1790

Ecco cosa mi manca nell’armadio! Una versione moderna della redingote! La adoro! Gli stilisti comunque l’hanno sempre recuperata dal cilindro magico del passato, un esempio è questa copertina del 1951.

1951- Pierre Balmain Redingote en Ratin de Rémond

1951- Pierre Balmain Redingote en Ratin de Rémond

Tornando alla rivoluzione, la sua influenza sul costume femminile lasciò uno strascico anche sui primi decenni dell’Ottocento e sullo stile impero: in questo momento storico la moda femminile s’ispirava all’abbigliamento maschile e militare. Ecco che la redingote si evolve e si chiude interamente anche frontalmente, richiamando i tagli impero degli abiti sottostanti, alleggeriti nelle stoffe e dall’eliminazione dei panier. Anche questo modello mi piace da impazzire!

redingote 1810 the kyoto costume institute

Redingote 1810 – The Kyoto Costume Institute

 

Redingote 1810

Redingote 1810

Brevi anni di libertà per il corpo femminile, che si ritrovò qualche decennio dopo nuovamente ingabbiato da corsetti e crinoline. Le dame, ormai non solo aristocratiche ma anche borghesi, si poterono riscattare almeno nel ritorno dell’eleganza, nella ricercatezza dei tessuti e nella femminilità degli abiti. Ritornò l’uso di scialli e paletot da passeggio o da sera, caratterizzati da ampie maniche e da stoffe preziose come seta e velluto.

Paletot 1850

Paletot 1850

Morning coat by Worth. The Met 1894

Morning coat by Worth. The Met 1894

La seconda rivoluzione nella moda femminile arrivò con i primi del Novecento, grazie all’uso di indumenti destrutturati, semplici e dalle linee morbide.

1902

1902

Si sparse anche la moda del “cappotto da teatro” in stile chimono, ispirato all’abito in stile cinese dei Mandarini e confezionato in Giappone per l’esportazione; si caratterizzava dalla linea lievemente allargata sul fondo, dalle ampie maniche e dal collo a scialle.

Opera coat 1900

Opera coat 1900

1920

1920

Questa tendenza venne ripresa anche dalle prime maison celebri come Paul Poiret e poi Worth e molti altri ancora come la celebre Coco Chanel.

Collezione Paul Poiret 1911

Collezione Paul Poiret 1911

1910

1910

 

Gli anni Trenta e l’autarchia economica di alcuni stati imposero la valorizzazione delle risorse interne. Per l’Italia questo comportò l’uso del mohair, del rayon e della viscosa e i cappotti tornarono a seguire la moda dell’abbigliamento militare ricalcando le forme squadrate grazie alle spalle allargate artificialmente, ai rigonfiamenti del giromanica, al doppiopetto e ad ampi revers. I tessuti si fecero più pesanti e i colori più scuri e polverosi.

1930

1930

1940

1940

 

 

Solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale e il ritorno alla crescita economica degli anni Cinquanta, la moda riuscì a ripartire iniziando quell’evoluzione del costume femminile che portò la creatività e l’innovazione degli ultimi cinquant’anni e che noi tutti conosciamo.

1952

1952

1955

1955

 

 

1958 - Balenciaga

1958 – Balenciaga

Givenchy 1959

Givenchy 1959

 

 

1960

1960

Mary Quant 1960

Mary Quant 1960

 

1966 Jean Patou

1966 Jean Patou

 

1970 Maxi coats

1970 Maxi coats

1970 Stephen Burrows

1970 Stephen Burrows

September 1970 Uk Vogue

September 1970 Uk Vogue

Valentino 1980

Valentino 1980

1984

1984

 

Max Mara 1993 94

Max Mara 1993 94

Forse è già stato creato tutto e i cappotti ormai riprendono stili e mode del passato. Quello che però trovo affascinante è che in tutte le sue varianti questo indumento appare bello, femminile e accattivante. Insomma l’avrete capito li vorrei tutti! Voi no?

E va bene, lo ammetto: ho una passione smodata per i cappotti!

Cri

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