Il volto: un indomabile movimento di volumi.

Grazie al mio lavoro incontro molti esperti di bellezza dai quali imparo moltissimo in materia. Uno di loro è Paolo Pinna: un professionista di fama ed un uomo dal carisma dirompente ed irresistibile! Come non avere un debole per lui! Per di più è un mio conterraneo quindi, quando presento con lui gli show di bellezza, mi sento come a casa! Paolo lavora anche come docente presso l’Accademia Art on Stage diretta da Elisa Calcinari. Assieme hanno scritto questo breve ma interessante approfondimento sul tema della Bellezza, riesaminando trattati storici in merito, rielaborando l’estetica del volto in una chiave nuova e ponendo le basi del FITTING MAKE UP. Di cosa si tratta? A voi la lettura!

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Il volto: un indomabile movimento di volumi


 

Mi  guardo allo specchio. Osservo il mio viso e colgo quanto sia cambiato nel corso degli anni. Il contorno delle labbra si è schiarito e la bocca non è più carnosa come una volta….anzi, forse lo è ancor meno di un mese fa. Anche la forma dei mie occhi è diversa, adesso risultano più incavati, tanto che ho modificato il modo di truccarli. Il profilo del mento comincia ad ondeggiare, si intravedono i primi cedimenti. Io mi conosco bene e so come stanno andando le cose, millimetro per millimetro. Il mio naso si è ingrossato un po’ … eh sì, lui cresce e cambia dimensione tutta la vita e in più… è saltata fuori una vena che dà una sfumatura viola alla punta. Facendo questo mestiere, poi, non mi può sfuggire niente! Anzi, so che il corpo è un incessante e affascinante movimento di volumi, non è statico. Ci si gonfia, ci si sgonfia, si ingrassa e poi si dimagrisce, si cresce, si diventa forti e poi, si cede e si invecchia. E’ un continuo cambiare forma.

Mi domando cosa sia la Bellezza e su quali principi si basino oggi le teorie di trucco, soprattutto dopo aver studiato a fondo com’ è la vera anatomia dei visi. Ecco, ne  vorrei analizzare con voi lo stato di fatto per comprenderne la natura reale e capire come si possa lavorare su un volto per esaltarne il carattere, per esaltarne cioè l’unicità.

Siamo tri-dimensionali: il viso non è un foglio di carta, non è simmetrico e non è pertanto inscrivibile in alcuna forma geometrica. Non possiamo trattarlo come la rappresentazione  della testa racchiusa in una griglia geometrica di Luca Pacioli  tratta dal De Divina Proportione ( 1509 )

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o come gli studi di Villard De Honnecourt da Livre de Portraiture (XIII sec. ) in cui le figure sono addirittura determinate da coordinate geometriche,

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perché le proporzioni possono cambiare notevolmente da soggetto a soggetto.

Non possiamo misurare archi sopraccigliari costruendo architetture fittizie con l’ausilio di linee che se prese con inclinazioni diverse,  anche di qualche millimetro, comportano dei  notevoli  spostamenti dell’ angolo sopraccigliare che a seconda della posizione fa cambiare  completamente l’espressione degli occhi.

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Il reale risulta ben diverso  dal disegno, ossia dalla bi-dimensione e quindi ogni rappresentazione della faccia in questa versione, è limitata rispetto alla vera natura del volto, perché manca di profondità e quindi, su un foglio, potrei forzarne la proporzione e creare misurazioni esatte, che però non si ritroveranno mai tra i comuni mortali. Anche un viso fotografato , ripreso cinematograficamente , televisivamente o riflesso allo specchio, non è più reale perché viene ridotto a bi dimensione. Allo specchio non sono come mi vedono gli altri. L’immagine riflessa appiattisce e dilata i volumi, quindi, finché non mi farò riprodurre il volto in tridimensione con un calco del viso, non saprò mai  come sono in realtà. Tutte le linee che disegno allo specchio risulteranno diverse per chi mi guarda direttamente.

il volto è asimmetrico per metà in senso longitudinale( una parte e più alta dell’altra) e in senso orizzontale ( una metà è più larga dell’altra ) e in più una metà sporge leggermente più  avanti, rispetto all’altra.

La nostra percezione visiva cambia da individuo ad individuo, cioè ognuno di noi vede a modo suo, quindi io posso tentare di identificare un viso con una figura geometrica, come tanti truccatori consigliano di fare, ma un’altra persona potrà percepire lo stesso viso come se fosse inscritto in una figura geometrica del tutto diversa dalla mia, senza neanche avere torto, ma semplicemente usando dei punti di riferimento visivi diversi dai miei . Quindi le correzioni di uno stesso soggetto  , risulteranno sicuramente discordi a seconda della persona che la trucca, col risultato che la cliente non saprà più cosa è giusto fare per il suo volto o, ancor peggio, a chi credere.

Tutti i metodi di chiaroscuro evidenziati sui libri, circoscrivendo graficamente  aree dove intervenire sui volti, tracciate neanche su di una  foto, ma su disegni di facce  inventati di sana pianta, non hanno alcun senso perché non hanno nessun riscontro con la realtà: sono il virtuale del virtuale.

Siamo  dotati di sentimenti che esprimiamo attraverso le espressioni facciali e che influiscono anche sulla nostra fisionomia ( se stiamo male ce lo si legge in faccia!). Le espressioni muovono i volumi del viso, le emozioni fanno cambiare,anche repentinamente i colori della pelle.

Per tutti questi motivi ritengo che sia inutile e controproducente  tentare di identificare i lineamenti con le figure geometriche o tentare di ingabbiarli in teorie predefinite con l’intento,poi, di correggerli, come sostengono ancora oggi libri e articoli di settore. E poi secondo quale criterio dovrebbe avvenire, la correzione dei lineamenti ? Secondo il criterio platonico per cui la bellezza è proporzione o secondo le argomentazioni settecentesche di Burke contro la proporzione stessa ?

…Dicono, che il collo dovrebbe misurarsi colla polpa  della gamba, dovrebbe parimenti  avere doppia circonferenza del polso, ed infinite osservazioni di questa fatta s’incontrano negli scritti, e ragionari di molti. Ma qual relazione v’ha tra la polpa della gamba e il collo, o tra queste parti e il polso? Sì, queste proporzioni si trovano né corpi avvenenti, ma certo si trovano altresì né brutti, come l’esperienza può tutti convincere: anzi dubiterei se in taluni de’ più belli non possano essere meno perfette. Assegnate a vostro piacere le proporzioni ad ogni parte del corpo umano, ed io sostengo che un pittore conservandole tutte scrupolosamente, qualor ei voglia,vi farà un’orrida figura, mentre il medesimo pittore sarà capace di farvene una bellissima staccandosi da quelle proporzioni. …(Edmund Burke -Ricerca filosofica sull’origine delle idee del Sublime e del Bello, III,4, 1756)

Per quanto mi riguarda, ritengo che la Bellezza sia proprio quel gioco di asimmetrie dei piani, di discromie della pelle, di movimento espressivo e sentimento, cioè di  tutti quegli  elementi variabili , talmente variabili da comporre, assieme, fisionomie uniche e irripetibili.

Se noi tentiamo di mettere in proporzione un viso tramite il trucco giocando con il chiaroscuro o ne cambiamo la forma, l’utilizzo di luci e ombre che impiegheremo risulterà talmente artificiale, da apparire “innaturale” , costruito secondo un modello che non gli corrisponde ed è proprio questo che spesso le donne non apprezzano del maquillage: la visibilità degli interventi e il non rispetto della forma… e quindi della personalità stessa.

Allora ho elaborato un metodo che assecondi maggiormente la fisionomia senza cambiarla in maniera invasiva,l’ho chiamato FITTING MAKE-UP cioè TRUCCO CONFORME:

  • rendo uniforme il colore della pelle con un fondotinta di base, ma riproduco nuovamente, con dei rossi, certe discromie che restituiscono più naturalezza all’incarnato
  • levo o attenuo alcune ombre del viso con un correttore appropriato costruito esattamente per quella persona in modo che si alleggeriscano le parti scure senza che ne si noti l’intervento (questo produce l’effetto di togliere la stanchezza dal volto o i segni di vecchiaia, donando bellezza )
  • non cambio la forma del viso del soggetto, ma mi faccio condurre dai volumi esistenti per evidenziarne le caratteristiche di bellezza
  • faccio risaltare l’occhio usando il mascara, magari quello in cake che si utilizza con l’acqua in modo da poterne dosare l’applicazione tenendo le ciglia separate l’una dall’altra
  • ombreggio leggermente la palpebra facendomi ispirare dai colori che sono già presenti sulla pelle della persona
  • se lo ritengo necessario, delineo nuovamente il contorno labbra e applico un rossetto che, se

la cliente vuole mantenere la bocca naturale, riprodurrà fedelmente il colore del vermiglio preesistente

Ecco, con queste semplici mosse, che per prima cosa ho sperimentato su di me che ho la fortuna di essere donna e quindi un’ attendibile testimone di che cosa vuol dire “indossare un trucco”, ho risolto molte problematiche che mi  venivano formulate da chi impiega il make-up  quotidianamente, tra cui quella della naturalezza del risultato, e quella, non meno importante, della velocità di attuazione.

Ritengo che il lavoro del truccatore stia nel saper comprendere l’immagine che una persona ha o vuole dare di se stessa e mettere a disposizione la sua esperienza e la sua conoscenza tecnica per soddisfare al meglio questa esigenza. Visto che non esistono concetti assoluti di “gusto” e di “bellezza”, non devo imporre la mia volontà.

Poi se, invece ,si lavorerà per lo spettacolo l’immagine dei  soggetti  verrà stabilita con altri interlocutori, come il regista, il direttore della fotografia, lo stilista, il parrucchiere e così via: in questo caso potremo decidere di cambiare forme e volumi ai visi degli interpreti, ma una volta conclusa la scena, questi si struccheranno e torneranno alla vera fisionomia, che è sicuramente quella con cui si ha sempre bisogno di ricongiungersi, perché  è in sintonia con la propria  interiorità.

 

 

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